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Vicenza a tavola con il prodotto tipico
Di questi tempi si parla tanto di globalizzazione dei mercati e basta andare dal fruttivendolo per constatare come l'offerta sia sempre più cosmopolita - arance spagnole, prugne cilene, kiwi della Nuova Zelanda - a scapito dei prodotti nostrani.
Di questi tempi si parla tanto di globalizzazione dei mercati e basta andare dal fruttivendolo per constatare come l'offerta sia sempre più cosmopolita - arance spagnole, prugne cilene, kiwi della Nuova Zelanda - a scapito dei prodotti nostrani. La risposta di un paese come l'Italia a questo fenomeno deve partire dalla valorizzazione delle specificità che le derivano da una vicenda storica assolutamente unica. Da questo riconoscimento nasce la necessità di salvaguardare quelle tradizioni culturali e materiali che, nonostante tanta esterofilia, danno ancora colore al panorama regionale. Tra queste, senza dubbio, quelle che riguardano le produzioni agroalimentari, da considerare non solo come una risorsa fondamentale per la sussistenza di tante economie locali ma anche come un elemento determinante per il loro incremento.

Da questo punto di vista il sostegno che può arrivare da un'istituzione pubblica non deve porsi né in termini freddamente scientifici di conservazione di risorse genetiche, che pure è un aspetto importante della questione, né di semplice recupero emozionale di vecchie usanze. Ridare vigore a una coltura tradizionale, come nel Vicentino può essere il mais Marano, acquista particolare significato se all'operazione agronomica con il suo riscontro commerciale si abbina, per esempio, lo sviluppo di una ristorazione specializzata, che a sua volta, con un effetto a cascata, può generare via via occupazione, competenze e nuove opportunità.

Creare consenso intorno al riso vialone nano, tipico della nostra bassa pianura, significa consolidare una specifica nicchia produttiva ma anche dare un incentivo alla conservazione di un ambito paesaggistico ormai raro, potenzialmente interessante per un flusso di turismo naturalistico. Promuovere l'immagine di un vino Doc si può tradurre a breve in un incremento delle vendite ma può anche rappresentare l'occasione per conservare un'attività economica in un ambito che non potrebbe aspirare ad altro e anzi amplificarla volgendo alla ricettività agrituristica un edificio rustico in abbandono.

Continuando di questo passo si potrebbero facilmente esaurire tutti i prodotti tipici presentati trovando per ciascuno di essi un valido motivo di promozione. Per quanto riguarda la risposta che ci si può attendere da quete iniziative, sono eloquenti i risultati raccolti da un gruppo di operatori agrituristici che sono impegnati a proporre certi piatti tipici nelle ricorrenze tradizionali: bìgoli co' la sardèa il primo giorno di Quaresima, taiadèle coi bisi de Lumignàn la terza domenica di maggio e così via con un calendario di un anno intero. Lo straordinario successo della proposta dà dimostrazione del bisogno che la gente ha di recuperare questi segni della tradizione nella propria vita.

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